
“Il macabro non è negazione della vita, ma riflessione sulla sua verità più profonda”
Georges Bataille, scrittore, filosofo, antropologo e bibliotecario francese (1897-1962)
Santa Grata è una delle figure più care della tradizione cristiana bergamasca. Secondo la tradizione agiografica visse tra il III e il IV secolo, in epoca tardo romana, e apparteneva alla famiglia di Lupo, indicato come governatore romano della città.
Convertitasi al cristianesimo durante le persecuzioni contro i cristiani, è ricordata soprattutto per un gesto di grande devozione: avrebbe raccolto il capo di Sant’Alessandro, patrono di Bergamo, dopo il martirio, provvedendo alla sua sepoltura. Questo episodio, tramandato dalla tradizione religiosa, contribuì a rafforzare nei secoli la venerazione verso entrambi i santi.
Alla santa sono dedicate due chiese nella Città Alta. La più antica è Santa Grata “Inter Vites”, espressione latina che significa “tra le vigne”. Sorge in via Borgo Canale, all’esterno di Porta Sant’Alessandro, e fu edificata nel XIV secolo, in epoca tardo medievale, nel luogo che la tradizione identifica come la sua prima sepoltura.
Le reliquie della santa vi rimasero fino all’anno 1000, quando furono trasferite nella chiesa di Santa Grata in Columnellis, all’interno della cinta muraria antica, in via Arena, dove sono conservate ancora oggi.
L’edificio medievale fu demolito nel XVI secolo durante la costruzione delle Mura venete volute dalla Repubblica di Venezia. La chiesa attuale venne ricostruita nel XVIII secolo, in piena epoca moderna, secondo il gusto architettonico barocco. Di fronte si trova lo scalone di San Gottardo, un tempo collegamento con il monastero, soppresso nel 1798 in seguito alle riforme napoleoniche.
L’interno custodisce il celebre ciclo degli “Scheletri viventi”, affrescato nell’Ottocento da Paolo Vincenzo Bonomini. Le figure, ispirate agli abitanti del borgo, comprendono anche l’autore e la moglie e costituiscono una delle opere più originali dell’arte bergamasca.
Santa Grata è oggi compatrona di Bergamo e continua a rappresentare un importante simbolo di fede e di memoria cittadina.
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