
“Una strada scavata nella roccia”
Alvise Priuli, podestà veneziano e promotore della Via Priula
(XVI secolo – XVII secolo)
“Una strada scavata nella roccia”. Così Alvise Priuli descriveva la nuova via che la Repubblica di Venezia realizzò alla fine del Cinquecento, quando Bergamo e il suo territorio facevano parte dello Stato veneziano.
La Via Priula, inaugurata nel 1593 e intitolata al podestà che la promosse, avrebbe dovuto favorire i collegamenti con i Grigioni e rafforzare la presenza veneziana lungo questo importante asse alpino.
Tra le opere più spettacolari della nuova strada vi furono le Chiavi della Botta, costruite tra Villa d’Almè e Sedrina sul fianco del Monte Bastia. Qui la montagna precipitava verso il Brembo impedendo ogni passaggio agevole. Per superare l’ostacolo furono realizzati otto archi, uno diverso dall’altro, appoggiati a spuntoni di roccia che sostenevano una carreggiata larga poco più di un metro e mezzo, sufficiente al transito di uomini e muli carichi.
La struttura era trattenuta alla montagna mediante catene di ferro ancorate nella roccia e collegate alle murature attraverso capochiavi metallici, dai quali probabilmente deriva il nome con cui oggi è conosciuta. Una soluzione ingegnosa ma difficile da mantenere. Le relazioni tecniche dell’Ottocento descrivono archi lesionati, murature traballanti e catene e ancoraggi corrosi.
Ancora più difficile era il transito. Pioggia, neve, ghiaccio e forti pendenze rendevano questo tratto uno dei più pericolosi dell’intera Via Priula. Le stesse relazioni lamentano la difficoltà nel reperire manodopera per gli interventi di sistemazione, a causa della cattiva fama del luogo derivante dai numerosi incidenti avvenuti nel tempo.
La Priula non raggiunse pienamente tutti gli obiettivi per cui era stata concepita, ma contribuì a modificare una rete viaria molto più antica. Prima della sua apertura, uno dei principali collegamenti tra la vicinia di Lemine e la Valle Brembana passava per Clanezzo, il Crosnello e Sussia.
Anche per questo Sussia, le sue contrade e le antiche direttrici di traffico che attraversavano il territorio, conservano ancora oggi la memoria di quel mondo, prima e dopo l’avvento della Via Priula.
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