
“L’acqua è la più necessaria tra tutte le cose che servono alla vita”
Vitruvio, architetto e ingegnere romano (ca. 80–15 a.C.)
Lungo le pendici settentrionali dei colli di Bergamo corre l’antico acquedotto dei Vasi, un sistema idrico documentato già in epoca medievale e destinato per secoli a convogliare verso la città l’acqua delle sorgenti.
È stata avanzata l’ipotesi che il suo tracciato riprendesse quello di un precedente manufatto romano, ma questa origine non è accertata. Il nome “Vasi” è legato proprio a questo antico sistema: il termine “vaso” poteva indicare un canale o un condotto per l’acqua, mentre altre interpretazioni lo riferiscono alle vasche di raccolta e decantazione presenti lungo l’acquedotto.
Dalla Sorgente della Noce, posta a circa 435 metri di quota, l’acqua raggiungeva Porta Sant’Alessandro, a circa 365 metri, superando un dislivello di 70 metri grazie alla naturale pendenza del terreno.
Il tracciato dell’acquedotto si sviluppava complessivamente per 3.544 metri. Lungo il percorso tre cisterne contribuivano a regolare il flusso, a creare una riserva e a favorire la sedimentazione delle impurità.
Una testimonianza precisa della manutenzione medievale risale al 1329, quando il podestà Beccaro Beccaris fece eseguire la pulizia del tratto dell’acquedotto compreso tra Castagneta e l’antica Porta Sant’Alessandro. L’intervento è ricordato da una lapide, rinnovata nel 1696, ancora collocata in località Gallina, all’incrocio tra via Castagneta e via dei Vasi.
Oggi parte dell’antico tracciato è ripercorsa dal sentiero CAI 912, la “Via dei Vasi”, tra località Gallina e via Ramera. Lungo il cammino sono ancora riconoscibili alcuni “uschioli”, piccoli accessi che permettevano l’ispezione delle strutture dell’acquedotto e delle vasche.
Alla cura del sistema provvedevano i fontanari, addetti alla manutenzione degli acquedotti e delle fontane cittadine, le cui relazioni costituiscono importanti testimonianze per ricostruirne il funzionamento e gli interventi eseguiti nel tempo.
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