
“Fonti pure danno acque limpide”
Leonardo da Vinci, pittore, architetto, scienziato (1452-1519)
Nella Città Alta di Bergamo, sotto strade e piazze, si sviluppava un articolato sistema idrico realizzato tra il Medioevo e il Rinascimento per garantire l’approvvigionamento d’acqua. Quattro erano le principali sorgenti che alimentavano questa rete: il Corno, il Vàgine, il Lantro e la Boccola.
Quest’ultima scorre ancora oggi sotto la Chiesa di San Matteo, nei pressi dell’antico Seminario, lungo via della Boccola. Sul lato sinistro della strada, circa a metà percorso, sono visibili alcune aperture nella muratura: si tratta di ispezioni ricavate direttamente nelle antiche condotte in pietra, testimonianza del passaggio della canalizzazione sotterranea.
Il canale che convoglia l’acqua presenta un tratto in discesa e riaffiora in una piccola valle alle spalle della Casermetta di Porta San Lorenzo.
Qui l’acqua emerge da una struttura in pietra detta “Bocca” o “Boccola”, termine che indica lo sbocco della condotta e da cui deriva il nome della zona. È stata inoltre ipotizzata, senza documentazione certa, una connessione con la vicina sorgente del Vàgine.
Nel XVI secolo le autorità cittadine intervennero per regolamentare l’uso dell’area, considerata appartata. Un’ordinanza municipale proibiva alle donne “di facili costumi” di trattenersi oltre il tempo necessario per attingere acqua, configurando un provvedimento di ordine pubblico volto a limitare comportamenti ritenuti illeciti.
La reputazione ambigua del luogo è rimasta nel tempo.
Ancora nel Novecento, la città veniva descritta con l’espressione “la città delle tre P”: poveri, preti e prostitute, un detto che riflette aspetti del tessuto sociale e delle sue contraddizioni.
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