
“Le porte sono soglie: chi le varca lascia un mondo per entrare in un altro”
Mircea Eliade, storico delle religioni, antropologo, scrittore (1907-1986)
La Porta del Pantano Inferiore, in Città Alta a Bergamo, è una testimonianza dell’architettura medievale del XIV secolo, legata alla fase viscontea successiva al 1355.
Costituiva uno degli accessi alla Cittadella Viscontea, centro del potere militare e amministrativo, collegando via della Boccola e via Borgo Canale con l’area di piazza Mascheroni.
Il nome “Pantano” è tradizionalmente associato alla presenza di zone umide nei dintorni: secondo un’ipotesi diffusa, queste si estendevano fino a Villa d’Almè. In tale contesto si colloca anche il rinvenimento, agli inizi del Novecento, di due zanne di mammut, oggi conservate nel Museo di Scienze Naturali di Bergamo, elemento che rafforza in modo indiretto questa interpretazione.
La porta era presidiata da una guarnigione incaricata del controllo degli accessi e della riscossione dei dazi. Nella parte superiore si trovava il sistema della saracinesca, che veniva abbassata e sollevata secondo modalità plausibilmente regolate anche dal suono delle campane. Lo spazio superiore poteva inoltre essere utilizzato come deposito di armi e strumenti difensivi.
Con la Repubblica Cisalpina nel 1797, in età napoleonica, l’edificio assunse funzioni amministrative, ospitando la Prefettura e il Dipartimento del Serio. Nell’Ottocento fu sede della Delegazione del Governo austriaco. Nel Novecento divenne abitazione privata, per poi essere acquisito dal Comune e mantenuto come passaggio pubblico, oggi utilizzabile anche dai veicoli provenienti da via della Boccola.
Sulla facciata restano affreschi di lettura non univoca: una figura alata con tuba è plausibilmente identificata con la Fama. Una fascia presenta scene mitologiche – Zeus e Amaltea, Leda e il cigno, Europa sul toro, Venere con Amore – mentre sopra uno stemma compare un animale fantastico, talvolta interpretato come un cammello, simbolo associato, secondo alcune letture, a discrezione e sobrietà.
Gli affreschi furono restaurati nel 1965 da Andrea Mandelli e nel 1991 da Patrizia Fratta.
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