
“Le colonne non sorreggono solo i templi, ma anche la memoria degli uomini”
Johann Wolfgang von Goethe, poeta e scrittore tedesco (1749-1832)
All’esterno di Bergamo Alta, tra Largo Colle Aperto e l’imbocco di Borgo Canale, una colonna ricorda uno dei luoghi più importanti della storia cittadina. Qui sorgeva infatti l’antica Basilica di Sant’Alessandro, demolita nel 1561 per consentire la costruzione delle mura veneziane.
Per secoli questo fu il principale centro del culto dedicato a Sant’Alessandro, patrono di Bergamo. Secondo la tradizione, fu Santa Grata a raccoglierne le reliquie e a promuovere la costruzione di una prima chiesa nel luogo destinato a diventare il cuore religioso della città. Alessandro, soldato romano convertito al cristianesimo, sarebbe stato martirizzato nel III secolo per non aver rinnegato la propria fede.
Le origini della basilica risalgono ai primi secoli del cristianesimo bergamasco e la sua costruzione viene tradizionalmente collegata a San Narno, considerato il primo vescovo della città. Completata nell’Alto Medioevo, la chiesa mantenne per secoli un ruolo centrale nella vita religiosa e civile di Bergamo.
Nel IX secolo fu edificata la Torre di Adalberto, ancora oggi conservata nell’area della Cittadella. Nonostante i cambiamenti attraversati dalla città nel corso del Medioevo, la basilica continuò a rappresentare un punto di riferimento per la comunità fino al Rinascimento.
La sua storia terminò con la realizzazione delle fortificazioni volute dalla Repubblica di Venezia. Le esigenze difensive resero necessaria la demolizione dell’edificio e la trasformazione dell’intera area.
Dell’antica basilica restano oggi poche testimonianze. Una pala d’altare di Jacopino Scipioni è conservata nella chiesa di San Pancrazio, mentre l’altare maggiore fu trasferito nella chiesa di Sant’Alessandro in Colonna. Sul luogo originario venne innalzata la colonna commemorativa, inaugurata il 28 aprile 1621 dal vescovo Giovanni Emo.
Nel 1961 un’indagine stabilì che la colonna è realizzata in granito di Numidia, materiale utilizzato anche in età romana. Questo elemento ha suggerito l’ipotesi della presenza nell’area di strutture più antiche successivamente riutilizzate.
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