
“Attraverso i vasi e i cocci, l’archeologia riannoda i fili spezzati della storia”
Salvatore Settis, storico dell’arte e archeologo italiano (1941)
Lungo via Ramera, nella zona collinare di Bergamo, prende avvio il sentiero 912, un percorso poco conosciuto ma legato a una storia millenaria.
Il tracciato segue infatti l’antica Via dei Vasi e il percorso di un sistema idrico documentato fin dal 1013, utilizzato per convogliare verso la città le acque provenienti dai colli.
Il nome “Vasi” è legato proprio a questo antico sistema: il termine “vaso” poteva indicare un canale o un condotto per l’acqua, mentre altre interpretazioni lo riferiscono alle vasche di raccolta e decantazione presenti lungo l’acquedotto. Il percorso si inseriva inoltre nella rete di collegamenti tra le diverse aree collinari di Bergamo.
Il sentiero, in gran parte pianeggiante e immerso nel verde, collega via Ramera con la località Gallina e coincide per buona parte con quella che nelle mappe catastali del 1853 era indicata come “Via del Canale”. Anche l’antico toponimo di Borgo Canale, documentato già nell’842, è stato messo in relazione con la presenza dell’acqua e delle condotte che attraversavano questa parte dei colli.
Nel corso del tempo il tracciato ha conservato le testimonianze di un paesaggio modellato dalla necessità di raccogliere e condurre l’acqua. Negli ultimi anni, tuttavia, frane e smottamenti ne avevano compromesso alcuni tratti, rendendone pericoloso l’accesso. Il Comune di Bergamo è quindi intervenuto con un progetto di recupero e valorizzazione che ha interessato circa due chilometri di percorso e un’area complessiva di otto ettari di bosco, tra via Ramera e la località Gallina.
Gli interventi hanno consentito di mettere in sicurezza il tracciato, consolidare i versanti più instabili e riqualificare l’ambiente circostante. Oggi il sentiero è nuovamente accessibile e offre un percorso ombreggiato nel verde, a poca distanza dalla città.
Il percorso offre così un itinerario nel quale ambiente, storia e paesaggio si intrecciano, conservando la memoria dell’antico rapporto tra la città e le acque dei suoi colli.
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