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Foppone della Fara (BG) dipinto a olio Pietro Maria Ronzoni 1781-1862

L’ampio spazio della Fara, oggi utilizzato come area aperta nel cuore di Bergamo Alta, per molti secoli ebbe un aspetto completamente diverso. In questo punto della città si apriva infatti una vasta e profonda depressione del terreno che scendeva verso Bergamo Bassa e che costituiva uno degli elementi più caratteristici del paesaggio urbano.

La popolazione la chiamava “Fopù” o “Foppone”, termine dialettale che significava grande fossa. La sua presenza influenzava anche il percorso di chi entrava in città da Porta Sant’Agostino e si dirigeva verso via Porta Dipinta.

Per superare questo ostacolo naturale era infatti necessario aggirare la conca passando attraverso una porta conosciuta con il nome di “Sub Foppis”, cioè “sotto il Foppone”.

Una prima modifica dell’area avvenne nel XVI secolo durante la costruzione delle Mura venete. Attorno al 1588 parte della depressione venne utilizzata per la realizzazione di un terrapieno collegato alle nuove opere difensive. Nonostante questo intervento, il Foppone continuò a caratterizzare il versante della città ancora per lungo tempo.

Il termine “foppone” era noto ai bergamaschi anche per un’altra ragione. Durante la peste del 1630 furono infatti scavate grandi fosse comuni, anch’esse chiamate “fopponi”, destinate alla sepoltura delle numerosissime vittime dell’epidemia. Nel caso della Fara, tuttavia, il nome indicava semplicemente la grande cavità presente sul pendio cittadino.

L’aspetto attuale dell’area deriva dagli interventi realizzati nel Novecento. Il piano di risanamento progettato dall’ingegnere e architetto Luigi Angelini attorno al 1930 prevedeva il progressivo riempimento della conca mediante le macerie provenienti dalle demolizioni delle zone più degradate di Città Alta. I lavori si conclusero intorno al 1938, trasformando definitivamente il luogo nello spazio pianeggiante che ancora oggi caratterizza la Fara.

Una fotografia ottocentesca mostra una figura umana sul margine del Foppone, testimonianza dell’aspetto che la conca conservava prima dei grandi interventi del XX secolo.

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