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Castello Visconteo di Trezzo d'Adda (MI)

Il Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda, in provincia di Milano, sorge su un promontorio roccioso circondato su tre lati dal fiume Adda.

La posizione era strategica già in epoca longobarda. Alla regina Teodolinda, vissuta tra il VI e il VII secolo, la tradizione attribuisce la costruzione di una prima fortificazione, ma senza prove certe. Nel Medioevo il castello ebbe un ruolo importante nel controllo del territorio. Nel 1158 Federico Barbarossa occupò e fortificò la rocca, durante le campagne imperiali in Italia.

Nel XIV secolo Barnabò Visconti, signore di Milano, promosse la ricostruzione del complesso. A questa fase risalgono molte delle rovine attuali. Il castello era collegato alla riva opposta dell’Adda da un ponte fortificato, celebre per la sua unica arcata di 72 metri, un’impresa dell’ingegneria medievale.

Qui si concluse anche la vita di Barnabò. Nel 1385 il nipote Gian Galeazzo Visconti lo fece imprigionare nel castello, dove morì nello stesso anno. La tradizione racconta che fosse stato avvelenato con un piatto di fagioli, ma la causa della morte resta incerta.

Durante l’età moderna, sotto la dominazione spagnola, il castello fu utilizzato anche come prigione. Persa gradualmente la propria importanza strategica, conobbe un periodo di abbandono. Nella prima metà dell’Ottocento alcune parti furono demolite per recuperarne materiali destinati anche all’Arena di Milano e a edifici presso la Villa Reale di Monza.

Secondo alcune ricostruzioni storiche locali, verso la metà dell’Ottocento Giovanna Borghi, proprietaria del castello, avrebbe contribuito a fermare le demolizioni e a ripristinare l’accesso alla torre. Nel 1891 il complesso fu acquistato da Cristoforo Benigno Crespi, legato alla fondazione del villaggio industriale di Crespi d’Adda.

Oggi il castello appartiene al Comune di Trezzo sull’Adda ed è sede di visite guidate ed eventi culturali.

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