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Brusaporto Rocca (BG)

Castelli distrutti, un castellano bruciato secondo la leggenda, un’iscrizione enigmatica, un incidente aereo e un albero imponente: storia e tradizione si intrecciano a Brusaporto, in provincia di Bergamo.

Il castello dei Rivola sorge sulle alture del paese, a una quota indicativa di 367 metri. Nel Medioevo la rocca ebbe una funzione difensiva e appartenne alla famiglia guelfa dei Rivola. Nel 1380, durante le lotte tra guelfi e ghibellini, fu distrutta dal ghibellino Giovanni da Iseo. La tradizione locale ricorda anche un editto attribuito a Giovanni Castiglioni, che avrebbe vietato l’accesso e la permanenza nei pressi del castello, minacciando severe punizioni.

Una leggenda racconta che gli abitanti, esasperati dalle angherie del signore della rocca, lo catturarono e lo bruciarono vivo al grido di “Brusa porco”, cioè “Brucia maiale”. Non esistono però riscontri documentari sufficienti per considerare storico questo episodio, né per datarlo con certezza.

Un altro elemento legato al castello è il quadrato del Sator, inciso su una lastra di arenaria inserita in un muro lungo la strada che conduce ai ruderi. Le cinque parole latine formano una disposizione leggibile in più direzioni:

S A T O R

A R E P O

T E N E T

O P E R A

R O T A S

La formula è attestata anche altrove; il suo significato resta discusso e la data dell’esemplare di Brusaporto non è certa. Il 6 marzo 1956 un aereo Mustang dell’Aeronautica italiana si schiantò contro il muro occidentale del castello. Nell’incidente morì il pilota Mario Locatelli, di 22 anni.

Nei pressi della rocca cresce infine un grande bagolaro, alto circa 25 metri e con un tronco dalla circonferenza di circa cinque metri. È detto anche “spaccasassi” perché le sue radici riescono a insinuarsi nelle fessure della roccia.

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