
“Chi ignora la storia è come un cieco che cammina senza bastone”
Guglielmo di Malmesbury, monaco benedettino, storico e cronista anglonormanno
(1085-1090 – 1143)
La contrada Grabbia è un’antica frazione di San Giovanni Bianco (BG), posta lungo la strada che conduce a San Pietro d’Orzio. La località è già ricordata in documenti del XVII secolo. Il suo nome è legato soprattutto alla figura di Carlo Ceresa (1609-1679), uno dei maggiori pittori lombardi del Seicento.
Nato a San Giovanni Bianco, Ceresa sviluppò la propria formazione artistica nell’ambiente culturale lombardo dell’epoca. Alcuni studiosi hanno ipotizzato un rapporto con la bottega di Daniele Crespi, anche se non sono note prove documentarie.
Nel 1636 sposò Caterina Zignoni, figlia di Giuseppe Zignoni, esponente di una delle famiglie più influenti della zona. La tradizione familiare collegava gli Zignoni a Vistallo Zignoni, capitano al servizio dei Gonzaga, ricordato per aver donato una reliquia della Sacra Spina alla chiesa parrocchiale di San Giovanni Bianco. Dopo il matrimonio la coppia si stabilì nella casa porticata della Grabbia, proprietà degli Zignoni.
Gli Zignoni erano attivi in diversi settori dell’economia locale. Il ramo residente alla Grabbia risulta legato soprattutto all’agricoltura e al commercio dei cereali, mentre quello della Roncaglia Fuori è documentato nelle attività metallurgiche e nella produzione di utensili agricoli, manufatti in ferro battuto e vergelle per chiodi. Le acque del Brembo alimentavano magli e mulini.
La casa della Grabbia fu per Ceresa non soltanto una dimora familiare, ma anche il luogo nel quale trascorse una parte significativa degli anni iniziali della propria attività. In quel periodo il pittore consolidò progressivamente la sua reputazione, ottenendo importanti incarichi destinati a chiese, confraternite e istituzioni religiose della Val Brembana.
Con l’aumentare della fama si trasferì a Bergamo, dove aprì una bottega nella parrocchia di Sant’Alessandro della Croce. Da qui contribuì alla diffusione della pittura sacra della stagione post-tridentina lombarda.
Morì nel 1679 lasciando un patrimonio considerevole, segno del successo raggiunto nel corso della sua carriera. Caterina Zignoni lo seguì nella morte pochi mesi dopo.
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