
“Non ci sono edifici più misteriosi di quelli che hanno perso la loro funzione originaria”
Umberto Eco, semiologo, filosofo, scrittore, traduttore, bibliofilo e medievalista (1932-2016)
La ex Chiesa di Sant’Agostino si trova all’ingresso di Bergamo Alta, lungo via Fara, in prossimità della porta omonima.
Rappresenta una testimonianza rilevante della storia urbana, con origini nel Medioevo. Fu edificata alla fine del XIII secolo come parte di un complesso conventuale degli Eremitani di Sant’Agostino, insediati in città in quel periodo. La posizione lungo una delle principali vie di accesso contribuì a definirne il ruolo religioso e culturale nel contesto cittadino e nei percorsi di ingresso alla Città Alta.
Nel corso dei secoli l’edificio subì modifiche significative. Durante il dominio della Repubblica di Venezia, tra il 1561 e il 1588, la costruzione delle Mura Veneziane comportò la demolizione di una parte del convento e la riduzione degli spazi originari, alterando in modo evidente l’assetto del complesso.
Nonostante queste trasformazioni, il monastero mantenne la propria funzione fino alla fine del XVIII secolo, continuando a rappresentare un riferimento religioso locale.
Nel 1797, con la caduta della Serenissima e l’arrivo delle truppe francesi, il convento venne soppresso e la chiesa chiusa al culto. Nei decenni successivi fu destinata a usi diversi, tra cui magazzino militare e deposito comunale, con conseguenze sull’integrità architettonica complessiva. In epoca napoleonica fu demolito anche il campanile.
La facciata conserva tuttavia l’impianto gotico lombardo, con portale ogivale e rosone centrale. All’interno restano affreschi del XIV e XV secolo, riferibili alla scuola locale e con probabili influenze dell’arte di Lorenzo Lotto.
Nel XXI secolo un intervento di recupero ha restituito l’edificio alla città, destinandolo a sede universitaria e spazio per attività culturali.
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