
“Dalle alture si vede meglio il passato”
Louis L’Amour, scrittore e sceneggiatore statunitense (1908-1988)
Con i suoi 509 metri di quota, il colle della Bastia è il più alto dei colli di Bergamo. Supera di poco il vicino colle di San Vigilio e domina il paesaggio circostante, compresa la valle di San Martino, che nel Medioevo fu tra i centri della fazione guelfa.
Nelle fonti medievali il colle è ricordato come Mons Milionis. L’origine del toponimo non è nota con certezza, ma la denominazione rimase in uso fino alla costruzione della fortificazione che diede al luogo il nome attuale.
Le vicende della Bastia si inseriscono nelle lotte che interessarono il territorio bergamasco nella seconda metà del XIV secolo. Nel 1370 la valle di San Martino si ribellò ai Visconti con il sostegno di Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde, che fece realizzare un ponte sull’Adda per favorire l’ingresso delle proprie truppe nel Bergamasco.
Bernabò Visconti reagì affidando al figlio Ambrogio il comando dell’esercito, facendo arrestare i capi della rivolta e rafforzando le difese cittadine.
Nel 1373 venne costruita sul colle una fortificazione chiamata “Bastia”, destinata al controllo dell’accesso occidentale alla città. Non è noto se la struttura originaria fosse in legno o in muratura.
Alla fine del Cinquecento erano ancora visibili le fondazioni di una torre con cisterna, ma oggi non restano testimonianze visibili della fortificazione. Gli studi sulla Bastia attribuiscono alla fortificazione anche una funzione di comunicazione con le altre postazioni viscontee mediante segnali di fumo di giorno e fuochi durante la notte.
Nello stesso periodo il Conte Verde devastò per alcuni mesi la valle di San Martino, colpendo soprattutto Mapello e Carvico. Ambrogio Visconti morì durante la campagna militare, mentre Bernabò rispose con una dura rappresaglia che coinvolse anche il monastero di Pontida. In seguito la Bastia entrò nel sistema difensivo di Bergamo, mantenendo una guarnigione stabile.
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