
“Il cimitero è il luogo dove tutti finalmente si somigliano”
Ugo Ojetti, scrittore, critico d’arte, giornalista e aforista italiano (1871-1946)
Nel giugno 1896 Cristoforo Benigno Crespi promosse, tramite l’Accademia di Brera, un concorso pubblico per il cimitero del villaggio operaio di Crespi d’Adda, in provincia di Bergamo.
Fra i 27 progetti esaminati dalla commissione presieduta dall’architetto Carlo Ceppi fu scelto quello di Gaetano Moretti, diplomato a Brera nel 1883.
I lavori presero avvio nel 1905 e il cimitero fu inaugurato il 3 novembre 1908, nell’età contemporanea, durante una fase di sviluppo del villaggio industriale. Un lungo viale fiancheggiato da cipressi collega l’abitato al camposanto, creando una prospettiva dall’aspetto solenne.
A dominare il complesso è il Famedio, mausoleo della famiglia Crespi, raggiungibile attraverso una scalinata monumentale. L’architettura eclettica combina richiami classici e orientaleggianti, con un risultato che può apparire austero e suggestivo. Per la costruzione furono impiegati anche ceppo dell’Adda e cemento decorativo.
Una grande porta in bronzo introduce alla cappella funeraria; il complesso comprende inoltre una cripta. Nella decorazione figurano tre statue delle virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Il mausoleo esprime il ruolo centrale della famiglia fondatrice nella vita del villaggio.
Intorno si distende il camposanto, originariamente delimitato da siepi di mirto, secondo una sistemazione che richiamava i giardini all’italiana. Le sepolture ordinarie degli abitanti, offerte gratuitamente dall’azienda, erano segnate da semplici croci in pietra; lungo il perimetro trovavano posto tombe più elaborate, sostenute economicamente dalle famiglie.
Nella zona centrale si concentrano anche numerose sepolture infantili. Una ricostruzione storica locale le collega, in parte, alle gastroenteriti diffuse fra il 1928 e il 1932. La loro presenza restituisce un aspetto doloroso della storia della comunità, accanto alla monumentalità del sepolcro dei Crespi.
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