
“Un santuario è dove l’uomo si ferma e Dio passa”
Don Tonino Bello, vescovo cattolico, scrittore e attivista pacifista italiano (1935-1993)
Nel villaggio operaio di Crespi d’Adda (BG), la Chiesa del Santissimo Nome di Maria riproduce pressoché fedelmente il Santuario di Santa Maria di Piazza di Busto Arsizio, città d’origine della famiglia Crespi.
L’idea di realizzarne una copia è attribuita da una testimonianza del 1893 a Pia Travelli Crespi, moglie di Cristoforo Benigno Crespi.
Costruita tra il 1891 e il 1893, in età contemporanea, sotto la direzione dell’ingegnere Pietro Brunati, la chiesa stabiliva anche un legame simbolico tra le origini della famiglia e il nuovo villaggio industriale. Nell’ottobre 1894 la rivista L’Edilizia Moderna sottolineava l’attenzione posta nel riprodurre dimensioni e particolari architettonici e decorativi del modello bustocco.
L’edificio presenta una pianta quadrata e poggia su un basamento in ceppo dell’Adda, pietra locale. La struttura culmina in una cupola ottagonale, circondata da un loggiato con colonnine in marmo, che può conferire all’insieme un’impressione di leggerezza.
La decorazione pittorica interna, affidata a Luigi Cavenaghi, riprende quella del santuario di Busto Arsizio. La cupola raffigura un cielo stellato notturno, immagine che può evocare una sensazione di quiete e contribuire al carattere raccolto dell’ambiente.
Una differenza significativa rispetto al modello originale riguarda l’ingresso: il pavimento è rialzato di circa settanta centimetri rispetto alla piazza e vi si accede attraverso una scalinata in marmo di Verona, elemento che può accentuare la solennità dell’accesso.
Dal 1896 la chiesa fu officiata da un cappellano; dal 1897 è documentata una messa quotidiana alle 6.30, in relazione ai turni della fabbrica, mentre dal 1899 la domenica si celebravano due messe. Molto più tardi, nel 1983, la chiesa fu elevata a parrocchia, con riconoscimento civile nel 1984.
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