
“La scoperta consiste nel vedere ciò che tutti hanno visto e nel pensare ciò che nessuno ha pensato”
Albert Szent-Györgyi, biochimico e scienziato ungherese (1893-1986)
Aplecchio è una piccola contrada situata a circa 548 metri di altitudine sulle pendici sopra San Pellegrino Terme, in Val Brembana (BG). Secondo dati recenti il nucleo sarebbe composto da circa diciotto edifici e conterebbe poco più di venti abitanti, conservando ancora oggi l’aspetto raccolto di un antico borgo montano.
La località è documentata almeno dal 1207, nel pieno del Medioevo, quando compare nella forma “Apletto”. Nei secoli successivi il toponimo appare in differenti varianti, tra cui Aplechio, Apleggio, Pleg e Plegio, testimonianza dell’evoluzione linguistica e amministrativa del luogo nel corso del tempo.
Tra le famiglie legate alla storia della contrada vi furono i Mascheroni, ricordati dalla documentazione locale anche in relazione alla chiesa di Santa Maria Ausiliatrice. L’edificio sacro sarebbe stato realizzato nel 1630, durante l’età moderna e negli anni della grande peste che colpì il territorio bergamasco.
Un documento datato 15 ottobre 1630 ricorda infatti Pelegrino Zanetto Mascheroni che, ammalato di peste, dispose una donazione destinata agli arredi della chiesa.
La chiesa si presenta con forme semplici e lineari. Sul fronte si apre un piccolo porticato coperto da un tetto a due spioventi che protegge il sagrato. La facciata, priva di particolari decorazioni, è caratterizzata dal portale centrale affiancato da due finestre con inferriate.
L’interno è composto da un’unica navata coperta da volta a botte con cornici in stucco, mentre l’altare maggiore sopraelevato custodisce una nicchia con la statua della Vergine Maria Ausiliatrice. In un documento del 1861 viene inoltre ricordato un dipinto attribuito al pittore bergamasco Carlo Ceresa, raffigurante l’Addolorata e San Sebastiano.
Aplecchio fu anche una storica fermata intermedia della funicolare di San Pellegrino, inaugurata nel 1909 nel contesto dello sviluppo turistico della Belle Époque e dell’età contemporanea. Dopo il recupero e la riattivazione della linea, le fermate intermedie originarie non sono state mantenute.
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