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Edificio "La Cà di Caecc" Pianca - La casa dei Cavicchi (legni sporgenti sulla facciata)
Edificio “La Cà di Caecc” Pianca – La casa dei Cavicchi (legni sporgenti sulla facciata)

In effetti la piccola borgata medioevale di Pianca di storie da raccontare ne ha diverse, oltre ad offrire panorami veramente belli sulle montagne e sulle vallate circostanti e sotto alla Pianca ci sono altre sorprese! Piccole contrade che meritano una citazione e ovviamente una visita.

Quindi bando agli indugi e iniziamo la nostra escursione storica partendo da San Giovanni Bianco (BG).

Frazione “Roncaglia Fuori”

Appena fuori da San Giovanni Bianco, lungo la salita che conduce alla Pianca, incontriamo la frazione di “Roncaglia Fuori”. In questa località alla fine nell’anno 1300 si insediò la famiglia degli Zignoni, uno dei casati più ricchi ed influenti del comune di San Giovanni Bianco.

Un ramo degli Zignoni intraprese l’attività della lavorazione del ferro, costruendo ben tre fucine con maglio sulla sponda orografica destra del Brembo, nella zona corrispondente alla chiesa. L’acqua del fiume venne deviata con canali fino al livello del piano stradale per alimentare le ruote a pale che azionavano i magli per la lavorazione del ferro.

Le fucine producevano principalmente verghe di ferro, soprattutto una tipologia detta “vergella” molto sottile per fare chiodi, che poi erano venduti fino a Venezia. Per dare un’idea dell’influenza politica e sociale degli Zignoni basti pensare che dopo breve tempo dal loro insediamento “Roncaglia Fuori” fu denominata “Contrada de’ Zignonibus”.

Dipinto Ottocentesco con le ruote dei magli delle tre fucine Zignoni
Dipinto Ottocentesco con le ruote dei magli delle tre fucine Zignoni

Vistallo Zignoni il “Condottiero”

Nell’anno 1465 nasce Vistallo Zignoni, personaggio dal passato turbolento (uccise un giovane durante un alterco) che per sfuggire al mandato d’arresto emesso dalla Repubblica Serenissima di Venezia non esitò ad arruolarsi nelle truppe del marchese di Mantova come balestriere, arrivando fino al grado di Comandante di un drappello di balestrieri.

A seguito della battaglia di “Fornovo sul Taro” Vistallo Zignoni entra fortuitamente in possesso di un prezioso carico appartenente al seguito delle truppe francesi, tra cui la famosa reliquia della “Corona di Spine” della passione di Cristo. Questo importante bottino fu usato come scambio verso la Serenissima per ottenere l’immunità dai reati commessi.

Una spina, sottratta dalla corona, fu donata alla chiesa di San Giovanni Bianco, dov’è tutt’ora esposta e nella piazza prospicente, denominata “Piazza Zignoni”, è collocata la statua del condottiero Vistallo Zignoni.

Il Borgo abbandonato

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Passando da Roncaglia Fuori si incontra un piccolo nucleo rurale, ormai completamente abbandonato, con la classica struttura raccolta a semi cerchio, probabilmente risalente al XIX secolo.

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Contrada “Cassino”

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Cassino è una piccola contrada leggermente defilata rispetto alla strada principale, con le classiche costruzioni coloniche tipiche della zona, con il monte Cancervo che si erge quasi a proteggerla.

Frazione “Capatelli, Capatiglio, Capatéi”

La Frazione di Capatiglio o Capatelli, nome originario “Campo Tillio”, è posta su un pianoro verdeggiante che ha favorito l’insediarsi di consistenti nuclei abitativi dediti all’agricoltura, con le caratteristiche abitazioni in pietra e le lobbie di legno.

Oggi la popolazione residente conta circa 120 abitanti e 43 nuclei familiari e la frazione non dispone di una propria chiesa.

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Contrada “Sentino”

Staccandosi sulla destra rispetto all’asse viario si può visitare la contrada di “Sentino”, che sarà oggetto di un prossimo tour con le contrade di Costa Lupi, Pradavalle, Confino e Foppo. A Sentino si trova la Chiesa di San Marco, con la famosa “Pietà” opera del pittore Carlo Ceresa (XVII secolo).

Proseguendo l’Itinerario il paesaggio muta: i prati lasciano spazio a boschi alternati a piccole valli con alcuni terrazzamenti.

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Frazione “Pianca”

Questa pittoresca frazione, situata a 850 metri di altitudine, è abitata da una trentina di persone residenti stabilmente. Posta alla base del monte Cancervo, Pianca offre al di sotto un affascinante scenario sulle vallate e i monti circostanti.

Il nucleo centrale del borgo presenta antichi edifici interconnessi che sono interrotti solo da piccole vie interne, come le arterie di un corpo umano.

Le case in pietra rispecchiano la tradizione costruttiva d’epoca della Val Brembana, mentre la frazione è arricchita dalla storica Chiesa di Sant’Antonio Abate, risalente al 1400, che custodisce pregevoli tele del pittore Carlo Ceresa e una tavola del XV secolo della Pietà attribuibile a Andrea Previtali o Adolfo Venturi.

Il patrono, Sant’Antonio Abate, viene celebrato ogni anno il 17 gennaio. Un’altra festività molto sentita è quella della Madonna della Pietà, che si svolge nella prima settimana di luglio.

Oltre a immergersi nella bellezza del borgo, i visitatori possono fare una breve passeggiata partendo poco sopra la chiesa per raggiungere la Santella sempre dedicata alla Madonna della Pietà. Da qui si può ammirare un panorama mozzafiato sulla pianura bergamasca, meta imperdibile per chi cerca tranquillità e bellezza naturale.

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Il portico laterale della chiesa, da cui si accede alla Sagrestia, contiene tracce di affreschi e presenta al piano superiore dei locali, con entrata dall’interno della chiesa.

La Pianca, nome originale “Planca” nacque come una antica contrada di San Giovanni Bianco e divenne comune autonomo dopo una lunga controversia nel novembre del 1626. Ci sono documenti che provano l’esistenza di un consiglio maggiore, un console e due sindaci. A fine Settecento contava 203 abitanti (Maironi da Ponte 1776).

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Storia e Leggenda su “Simone Pianetti”

Ma che c’entra o che “ci azzecca” Simone Pianetti con la Pianca? C’entra e anche parecchio! Simone Pianetti scomparì tra i monti del Cancervo e del Venturosa il 13 luglio 1914, dopo aver fatto una strage di sette persone tra Camerata Cornello e San Giovanni Bianco, proprio alla Pianca.

Motivo? Quello più classico: la vendetta.  Il Pianetti, che aveva un carattere “difficile” per usare un eufemismo, si era inimicato diverse persone che incolpava della sua rovina economica, alla quale contribuirono sicuramente anche le male lingue. Emigrato negli Stati Uniti, ritornò con molte nuove idee di imprenditoria: aprì prima una taverna con pista da ballo a Camerata Cornello, paese d’origine, poi il primo mulino elettrico della zona a San Giovanni Bianco dove si era trasferito.

Tanto bastò perché il parroco di Camerata Cornello bollasse dal pulpito della chiesa la taverna come “luogo del peccato”, a questo si aggiunse una serie di permessi che gli furono negati dal Comune, che lo costrinsero alla chiusura.

Trasferitosi a San Giovanni Bianco aprì un mulino innovativo, azionato elettricamente, ma le maldicenze lo inseguirono anche qui: iniziarono a spargere la voce che la sua farina faceva ammalare perché era “la farina del diavolo”.

Inoltre Pianetti aveva in corso una vertenza, in giudicato presso il giudice di pace locale, per il mancato pagamento di una partita di farina da parte di una cliente, ma la pratica non si risolse secondo le sue aspettative. Tutto questo contribuì a dare fuoco alla miccia, già troppo corta, del Pianetti.

Quella mattina d’estate del 1914, prese il fucile (era un provetto cacciatore) e uccise il dottor Domenico Morali (aveva curato male un figlio) poi, cercando il sindaco di Camerata Cornello e non trovandolo, sparò al segretario comunale Abramo Giudici, alla figlia e in una lucida sequenza omicida  giustiziò sommariamente il calzolaio e giudice conciliatore Giovanni Ghilardi e il parroco di Camerata Cornello Don Camillo Filippi.

Infine andò alla Pianca, in zona Cantalto, da Caterina Milesi detta Nella e accusandola di maldicenze contro di lui riferite al giudice conciliatore, sparò l’ultimo colpo. Ma la sua lista era ben più lunga, si parla di oltre quaranta nominativi da lui “attenzionati”.

Dalla Pianca si diede alla macchia, favorito nella fuga dai pastori, carbonai e bracconieri locali che frequentavano il Cancervo e i monti circostanti e lo vedevano non come un assassino, ma come un giustiziere che si era ribellato alla protervia del potere.

E qui nacque la leggenda del Pianetti anarchico (mai lo fu, anzi si presentò candidato in una lista liberale), fuggito all’estero e poi rientrato, sfuggito ai gendarmi, morto e poi risorto. Ancora oggi circolano in molti paesi e anche all’estero adesivi con la faccia del baffuto Pianetti e la scritta “Simone Pianetti (1858-…) Uno in ogni paese!”.

Confido che l’emulazione sia solamente folkloristica e nessuno pensi realmente di seguirne l’esempio.

Adesivo Simone Pianetti
Adesivo Simone Pianetti

In giro per la “Pianca”

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La scritta in facciata sulla casa abbandonata di Pianca, dovrebbe essere “Via Cacciatori delle Alpi” e l’altra scritta a fianco “Via Gap.

È plausibile che le scritte si riferiscano ad attività partigiane, durante la Resistenza, poiché nella zona non esistono toponimi di via con quei nomi. Diverse fonti storiche documentano che durante la Seconda Guerra Mondiale la Valle Brembana insieme alle valli laterali Val Taleggio e Val Serina hanno avuto un ruolo di primo piano nel panorama della Resistenza lombarda.

Già prima dell’8 settembre 1943, la valle era diventata meta di numerose famiglie sfollate, provenienti soprattutto da Milano. Successivamente, la presenza di alcune delle formazioni partigiane più organizzate, il loro collegamento con le Brigate partigiane in Val Seriana, Valtellina, Valsassina e la relativa vicinanza alla Svizzera, meta d’espatrio per ex prigionieri e renitenti alla leva, fecero della valle un obiettivo di meticoloso e spietato controllo da parte delle forze nazifasciste.

In Valle, i sentieri e le mulattiere utilizzati da contadini, pastori e boscaioli divennero una fitta rete di collegamenti per le Brigate e i gruppi partigiani. Tra la Bassa e l’Alta Val Brembana, la Valle Taleggio e la Val Serina operarono la 86ª Brigata Garibaldi “Issel”, la Brigata Giustizia e Libertà “Cacciatori delle Alpi”, la Brigata Giustizia e Libertà “XXIV Maggio”, la Brigata Fiamme Verdi “Valbrembo” e i Gruppi di Azione Patriottica “GAP”.

A fine guerra, furono riconosciuti 821 partigiani della Val Brembana, a cui si aggiunsero 650 “benemeriti”. I caduti furono 111, più 11 in altre province e 16 all’estero.

Contrada “Brembella”

Brembella é un’altra tipica contrada montana, frazione di Camerata Cornello, ai piedi del monte Venturosa che offre una vista spettacolare sul paesaggio circostante.

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Il Rientro

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Per il rientro da Pianca, dopo aver scavallato sull’altro versante montano passando da Brembella si scende la vallata in direzione Pagliari – Camerata Cornello, Ciclovia Valle Brembana e San Giovanni Bianco

Chi fosse interessato ad avere la Mappa in formato .gpx del percorso o volesse ricevere ulteriori informazioni, può facilmente contattarmi per e-mail

Il Tragitto

É estremamente importante ricordare che ogni escursione deve essere affrontata con un’adeguata preparazione fisica e con un’attrezzatura idonea, in base al percorso ed alle condizioni meteorologiche.

Quindi, prima della partenza leggere attentamente le indicazioni che sono riportate di seguito.

  1. Classificazione difficoltà del percorso: FACILE
  2. Attrezzatura: CALZATURE DA TREKKING o SCARPONCINI – RACCHETTE
  3. Preparazione richiesta: DISCRETA – PASSO SICURO
  4. Livello difficoltà Tecnica: 1 di 3
  5. Classificazione sentieri: SAC 1 – CAI “E”
  6. Durata prevista: h 4:19
  7. Andatura media: 3,6 km/h (con svariate fermate)
  8. Lunghezza percorso: 15,7 km
  9. Abbigliamento: Stagionale, Dotazione Cambio, Protezioni Antipioggia
  10. Dati indicativi: dislivello +530 m -532 m Altitudine Max 935 m s.l.m Min 403 m s.l.m

Partenza

San Giovanni Bianco Parcheggio Piazzale Alpini, località Roncaglia Fuori, località Cassino, Capatelli, Pianca.

Rientro

Pianca, Brembella, Camerata Cornello, Ciclovia Valle Brembana, San Giovanni Bianco.

La Mappa

Mappa Tour alla Pianca
Mappa Tour alla Pianca

La Mappa Interattiva del Percorso

Conclusioni

Il filo della storia ci ha guidato attraverso i nobili casati di Roncaglia Fuori, le antiche fucine di San Giovanni Bianco, condottieri vittoriosi dal passato non proprio immacolato e borghi rurali ormai scomparsi.

Abbiamo scoperto storie e leggende dei primi anni del Novecento, che sopravvivono ancora oggi, esplorato le Vie della Resistenza, incontrato abitazioni abbandonate e, soprattutto, ammirato meravigliosi piccoli borghi montani, ciascuno ricco di racconti affascinanti.

Ciao a tutti e alla prossima escursione storica!

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