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Chiesa di San Giorgio In Lemine (BG)

La Chiesa di San Giorgio in Lemine, ad Almenno San Salvatore, è uno degli esempi più significativi del romanico lombardo.

Fu edificata intorno alla metà del XII secolo, nel pieno Medioevo, in un’area che oggi appare isolata nella campagna ma che in origine apparteneva a un borgo medievale. Quel nucleo abitato venne distrutto nel 1443 dalla Repubblica Veneta, lasciando la chiesa come unica presenza monumentale.

La costruzione si colloca nello stesso periodo della ricostruzione della Basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo e presenta affinità nei materiali e nelle tecniche. L’edificio ha una pianta basilicale a tre navate, con forme sobrie e proporzioni equilibrate.

I lavori si svolsero in due fasi: una prima, caratterizzata dall’uso di pietra arenaria di buona qualità, e una seconda, conclusa verso la fine del XII secolo, in cui furono impiegati materiali più semplici, come ciottoli e calcare. Una fascia muraria di diverso colore rende ancora visibile questo cambiamento, talvolta collegato alle difficoltà seguite alla scomunica del vescovo Gerardo nel 1167, per il suo appoggio a Federico Barbarossa.

Nel 1630, in Età moderna, durante la peste, l’edificio fu utilizzato come luogo di sepoltura e da allora è ricordato anche come “Chiesa dei Morti”. L’area di Lemine, che comprende la vicina chiesa di San Tomè, era già frequentata in epoca romana e dedicata al culto del dio Silvano; la presenza della chiesa medievale si inserisce dunque in un contesto più antico.

All’interno si conservano affreschi votivi sulle navate laterali e sui pilastri, dedicati alla Vergine e ai santi. Nella navata centrale si sviluppa un ciclo della Vita di Cristo, considerato il più antico della Bergamasca, databile tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo.

Nel Novecento l’edificio conobbe un periodo di degrado, ma dagli anni Cinquanta fu oggetto di riscoperta e valorizzazione.

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