
“Chi veglia dall’alto vede il pericolo prima degli altri, ma ciò non sempre lo salva.”
Niccolò Machiavelli
Il nucleo storico di Borgo Canale, nella Città Alta di Bergamo, si sviluppò appena fuori dalla porta occidentale della città, lungo la strada per Longuelo e Ponte San Pietro. Questo borgo è attestato fin dall’anno 842 e, nel 1256, fu chiuso a una delle sue estremità da una “Stongarda”, una struttura difensiva.
La porta-torre, eretta da Filippo d’Asti, sostituiva probabilmente una torre di avvistamento in legno, detta battifredo, usata per allertare la cittadinanza in caso di pericolo. Oggi, restano visibili alcuni frammenti dell’arco che scavalcava la strada e una lapide commemorativa che ricorda la costruzione dell’opera.
La Stongarda è nota anche come “Porta de Sanicis”, per la vicinanza alla casa della famiglia Sanicis, o “Porta di Sant’Erasmo”, grazie alla presenza della chiesa omonima, citata per la prima volta nel 1356.
Documenti del Quattrocento menzionano due ingressi distinti: la “Porta Nova de Sanicis” e la “Porta de Sanicis Veterem”, suggerendo che esistevano due porte vicine, entrambe legate alla famiglia Sanicis. Le mappe seicentesche di Giovanni Macherio e Pierre Mortier raffigurano chiaramente una torre, confermando che un tempo una porta-torre chiudeva l’accesso principale al borgo. Oltre quella zona, si trovava una fila di case, tra cui la chiesa di Sant’Erasmo.
L’analisi del terreno e la struttura attuale del borgo confermano la tesi dell’architetto Sandro Angelini, che identificò la posizione delle due porte in corrispondenza dell’incrocio tra via degli Orti e via Borgo Canale. Angelini fu il primo a proporre una ricostruzione grafica delle difese di Borgo Canale, distrutte quasi completamente, ad eccezione dei resti della “Stongarda” del XIII secolo.
Sull’edificio al numero 31 di Borgo Canale, si trova una lapide molto antica che recita:
“Quando Filippo Tommaso d’Asti di Bergamo era un grande e onorevole sovrano, quest’opera fu completata nell’arco dei sei anni precedenti al 1257.”
Grazie al lavoro dello storico Angelo Mazzi e del ricercatore Luigi Pelandi, questa iscrizione, ormai illeggibile, è stata trascritta e conservata. Sappiamo così che nel 1256 il podestà Filippo di Tomaso d’Asti commissionò la costruzione di quest’opera pubblica.
Il suo stemma, un triangolo, è ancora visibile. Come molte altre opere del tempo, il podestà volle lasciare un segno della sua famiglia a memoria del suo impegno per la città.
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