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Frasnito in uscita con il monte Zucco di sfondo
Frasnito in uscita con il monte Zucco di sfondo

Alle porte di San Pellegrino Terme (BG), tra i monti circostanti Pizzo del Sole e Molinasco, si può esplorare la Val Bojone e visitare le antiche contrade di Sussia, Vettarola, Cà Boffelli e Alino.

Nella Val Bojone, anche denominata Val Borlezza, sgorga la sorgente del Rio Bojone affluente del Brembo.

Frasnito

Da San Pellegrino Terme per salire alla “Vetta”, poiché alla mattina presto la Funicolare non è ancora operativa e la strada asfaltata non è molto attrattiva, l’unica alternativa possibile è seguire il percorso che si snoda tra i boschi. Il primo borgo di San Pellegrino Terme che si incontra è Frasnito.

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All’entrata della parte più antica della contrada, ci accoglie la Chiesa della Beata Vergine di Lourdes, la facciata principale mostra un ampio timpano sostenuto da due lesene agli angoli e dalla cornice del portale d’ingresso. Sul retro si nota la classica forma semicircolare dell’abside e in corrispondenza del lato sinistro la struttura della piccola sagrestia. L’interno rispecchia la semplicità delle forme esterne e risulta quasi privo di decorazioni.

Seguendo la stretta striscia lastricata, contornata dal selciato in pietre, si entra nel borgo storico, con le abitazioni rurali, in parte ristrutturate. Tra questa fa spicco quella che sopra la porta d’ingresso reca la targa originaria con la data 1528.

La piccola frazione di Frasnito è posta ad un’altitudine di 515 m s.l.m e ha una popolazione di una ventina di abitanti.

Aplecchio

Uscendo da Frasnito con alle spalle il profilo del Monte Zucco, si segue l’indicazione verso Aplecchio diretta verso il bosco.

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In origine il toponimo di Aplecchio era “Apletto” e la documentazione della sua esistenza è datata 1207. La famiglia Mascheroni nativa del posto, diede origine al casato Orlandini che volle la costruzione della chiesa di Santa Maria Ausiliatrice di Aplecchio, avvenuta nel 1630, coi legati per i morti della peste.

La “Vetta”

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La “Vetta” è situata alle pendici del Monte Pizzo del Sole su un altopiano ad un’altitudine di 653 m s.l.m, di fronte al Grand Hotel di San Pellegrino Terme (sponda orografica sinistra del Brembo).

All’inizio del XX secolo questa località divenne luogo di villeggiatura esclusivo per nobili e borghesi che frequentavano San Pellegrino Terme, con eleganti ville in stile Art Nouveau. Nel 1906, la “Società Fonte Bracca” per migliorare gli spostamenti e rendere più accattivante la zona realizzò una funicolare e contestualmente costruì “l’Albergo Panoramico Vetta”.

Nel 1931, lo speleologo Ermenegildo Zanchi scoprì le “Grotte del Sogno”, arricchendo l’attrattiva del luogo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la località divenne un rifugio per famiglie milanesi in fuga dai bombardamenti. Nel 1963, venne inaugurata la “Pista del Sole”, una pista da sci su plastica, ma con la sua chiusura nel 1968 e quella della funicolare nel 1989, la frazione cadde in degrado.

La svolta arrivò nel 2011 con la riapertura delle “Grotte del Sogno”, seguita nel 2022 dalla riattivazione della funicolare e dalla costruzione di un parco speleologico.

Albergo “Vetta”

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La Funicolare

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Le Ville Liberty

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Le “Grotte del Sogno”

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La Val Bojone

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Il Sentiero d’Acqua e le Cascatelle del Rio Bojone

All’inizio del 1900, quando la lettera “I” era racchiusa tra due vocali, ad esempio due “O”, veniva trasformata in “J” da qui il nome Bojone equivalente di Boione. L’origine del nome stesso sembra risalire al verbo “bollire” in dialetto “boi” dell’acqua, che sgorgando dal basso nella sorgiva ribolliva a causa delle grosse bolle d’aria che si formavano lungo il canale d’uscita.

Oggi la sorgente del Rio Bojone, oltre ad alimentare l’acquedotto comunale di San Pellegrino, genera una notevole quantità di cascatelle e rapide lungo l’alveo del suo percorso. Lo spettacolo acquatico e il piacevole suono generato dallo scorrere dell’acqua lungo le piccole rapide è veramente appagante.

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Il Rio Bojone, affluente del Brembo, è censito all’anagrafe dei corsi irrigui della Regione Lombardia con svariati nomi:

  • Borlezza
  • Boione
  • Bojone
  • Borlesca
  • Bujone
  • Bagione
  • Bertesca

In ogni caso non è da confondere col torrente Borlezza che scorre in Val Seriana.

Il Ponte Medioevale

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Questo ponticello, d’epoca medioevale, consentiva il collegamento tra le frazioni di San Pellegrino Terme Aplecchio ed Alino, scavalcando il torrente Bojone. La struttura a schiena d’asino del ponte, tipica dell’epoca, è stata restaurata e consolidata di recente.

Maria Sonzogna, il Rio Bojone e il miracolo dei Panetti

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Gli antefatti

Il getto d’acqua della sorgente del Rio Bojone era utilizzato in antichità per azionare un mulino, oggi non più esistente, di cui si ha documentazione. L’acqua della sorgente, tra il 1800 e il 1900 fu utilizzata anche da altri mulini e poi per la produzione di energia elettrica, fino agli anni 1970, quando lo sfruttamento fu ceduto al Comune di San Pellegrino Terme che incanalò la sorgiva per alimentare l’acquedotto comunale. Il documento riprodotto in fotografia “Della provvidenza dell’Acqua e dei Pesci” attesta che già nell’anno 1625 una certa Maria Sonzogna gestiva un mulino proprio nella Val Borlezza sulle rive del torrente alimentato dalla sorgente “Bagione” (Bojone).

Il Miracolo dei Panetti di San Nicola

Nell’anno 1625 il mulino di Maria Sonzogna restò senz’acqua perché la corrente del fiume aveva danneggiato la sorgente del Bojone. Il mulino smise di macinare e la donna disperata si recò immediatamente alla sorgente: qui giunta recitò in onore di San Nicola da Tolentino cinque Pater e Ave portando alcuni panetti benedetti.

In quell’istante e alla presenza di molta gente l’acqua ricominciò a sgorgare dal Bojone, fino ad arrivare al mulino preceduta da uno dei panetti benedetti offerti dalla donna.

Tratto da ” De Panellini di San Nicola da Tolentino – CAPITOLO V – Della Provvidenza dell’acqua e de’ Pesci”

Verso Sussia Alta

Sussia Alta, situata ad un’altitudine di 1000 m s.l.m., si raggiunge percorrendo in circa un’ora, una strada sterrata che segue il tracciato dell’ex-mulattiera, partendo dalla località Vetta.

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Sussia è un piccolo borgo montano, suddiviso tra Sussia Bassa e Sussia Alta, posto a circa 1.000 m s.l.m. A Sussia Alta è tutt’ora presente ed abitata dal pronipote, la casa natale della Guida Alpina Antonio Baroni, posta poco più in alto (1040 m s.l.m.) rispetto alla Chiesa di San Michele (1013 m s.l.m) edificata nel 1738.

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Attorno all’anno 1400 si ha notizia documentata dell’esistenza di un Castello, posto a monte di Sussia Alta, detto “Il Castello della Regina” o “Castello di Cornalba”. La posizione, al confine con la Valle Brembilla, era d’importanza strategica. Nel 1403 una milizia di circa duecento Guelfi, comandati da Bertazzolo Boselli, conquistò il maniero radendolo al suolo.

A fianco della chiesetta di Sussia era edificata una piccola scuola elementare, ora diroccata che ha funzionato fino al 1920. In fase di studio progetti di recupero per ricostruirla e destinarla ad un Museo dedicato alla Guida Alpina Antonio Baroni.

Alcuni reperti sono conservati al Museo della Valle di Zogno: frammenti di vasellame, frecce ed un frammento di osso di capra, utilizzato per ricavarne un flauto (datazione fra il XV ed il XVI secolo). Negli anni seguenti il monte sovrastante prese il nome “Castello della Regina” e antiche leggende narrano di tesori nascosti all’interno della montagna.

Degna di nota la Chiesa dedicata a San Michele, curata e mantenuta dal gruppo di volontari “Amici di Sussia”. Si celebra messa in occasione della festa di San Michele il 29 Settembre e nel periodo Natalizio si organizza un Presepio Vivente.

Guida Alpina Antonio Baroni

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Sussia è particolarmente nota per aver dato i natali alla Guida Alpina Antonio Baroni (1833 – 1912), pioniere dell’alpinismo bergamasco che qui ha sempre vissuto. Nella seconda metà dell’ottocento Antonio Baroni divenne una leggenda tra gli alpinisti di tutta Italia e nel 1968 gli fu dedicato il Rifugio al Brunone.

Il 28 luglio 1878 Antonio Baroni accompagnò il Conte Francesco Lurani Cernuschi nell’ascesa al Monte Disgrazia, attraverso un itinerario da lui stesso scoperto che prenderà il nome di “Via Baroni”.

Nel 1879 con la Nobildonna Signora Fadini scalò il Pizzo del Diavolo di Tenda, in quella che viene considerata la prima ascesa femminile. Baroni non solo esplorò le Orobie, ma si spinse anche sulle principali vette delle Alpi, tra cui il Monte Rosa, l’Adamello e sulle cime dell’Ortles.

Nel 1902, a settanta anni, Baroni decide di concludere la propria attività di Guida Alpina risalendo il Pizzo del Diavolo, sulla via da lui aperta nel 1889, inaugurando una nuova variante finale ancora più difficile rispetto alle precedenti.

Vettarola

Scendendo da Sussia a 979 m s.l.m. si trova il piccolo borgo di Vettarola.

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La strada selciata che passa per la piazzetta della borgata medioevale di Vettarola, esce dalla contrada attraversando un sottopasso ricavato nel bel mezzo di una abitazione colonica.

Fu proprio in queste zone che, nell’anno 1902, Antonio Baroni, celebre Guida Alpina di Sussia, durante una passeggiata scorse casualmente un sasso che presentava delle tracce molto particolari.

Intuendone l’importanza, lo raccolse e lo consegnò a Don Enrico Caffi, naturalista di San Pellegrino Terme, che divenne poi direttore del Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo, a lui intitolato.

Lo studioso riconobbe in quel “sasso” un pesce fossile, lungo cinque centimetri, perfettamente conservato, il “folidoforo” pesce osseo estinto, vissuto nel Triassico superiore (circa 210 milioni di anni fa).

In onore di Don Caffi il fossile, oggi conservato al Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo, prese nome di “Pholidophorus Caffi”.

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Cà Boffelli

Uscendo da Vettarola in direzione Cà Boffelli, s’incrocia sul lato sinistro della strada la piccola Chiesetta Sussidiaria di San Michele Arcangelo, bene privato risalente tra il XVI e il XVII secolo.

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Cà Boffelli, piccolo Borgo di antiche origini, deriva il proprio nome dal Casato della Famiglia Boffelli, la cui provenienza sembra risalire a San Pietro D’Orzio, frazione di S. Giovanni Bianco, come documentato fin dagli inizi del Cinquecento.

Anche a Fuipiano al Brembo, ci sono tracce della presenza della famiglia Boffelli, in particolare risulta che nell’anno 1607, la parrocchia locale fosse retta da Don Bartolomeo Boffelli.

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Alcuni membri della famiglia Boffelli si distinsero anche nella famosa Compagnia dei Caravana o Camalli di Genova, la cui storia iniziò intorno al 1300. Le difficili condizioni sociali dell’epoca, le guerre di fazione tra Guelfi e Ghibellini, la peste, la carestia e l’oppressione fiscale dei Visconti di Milano favorirono l’emigrazione dalle valli bergamasche.

Così, alcuni valligiani si trasferirono al porto di Genova dove, improvvisandosi facchini, riuscirono a fare fortuna, conquistando il diritto esclusivo di scaricare tutte le merci del porto.

Alino

Lungo il tratto di strada che scende dal Ronco o Molinasco, si trova una piccola Santella Mariana, prima di raggiungere la contrada di Alino.

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Il Borgo medioevale di Alino si trova ad un’altitudine di 687 m s.l.m. e, secondo dati non ISTAT, ha all’incirca una sessantina di abitanti. Immerso tra pascoli e boschi su un lussureggiante pianoro, il borgo contadino è alle pendici del Monte Molinasco.

Da visitare la chiesetta dedicata a San Bernardino, eretta nel 1450, che si presenta con un bel portale medievale dall’arco a sesto acuto. Sembra sia stata edificata sopra i resti di un’altra, già dedicata a San Lino, da cui il nome della contrada “Ad Linum”, cioè dedicata “A Lino” poi contratto in Alino.

La chiesa attuale fu ricostruita nel 1804 ed è arricchita da preziosi affreschi quattrocenteschi tra cui opere di Antonio Cifrondi e del Baschenis.

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Ritorno a San Pellegrino

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Il Rientro

Ricordate di verificare sempre il percorso prima di partire, perché potrebbero essere intervenute modifiche rispetto alle condizioni in cui questa escursione è stata fatta.

Tour per Antiche Contrade attraverso la Val Bojone
Tour per Antiche Contrade attraverso la Val Bojone

Chi fosse interessato ad avere la Mappa in formato .gpx del percorso o volesse ricevere ulteriori informazioni, può facilmente contattarmi per e-mail.

Il Tragitto

É estremamente importante ricordare che ogni escursione deve essere affrontata con un’adeguata preparazione fisica e con un’attrezzatura idonea, in base al percorso ed alle condizioni meteorologiche.

Quindi, prima della partenza leggere attentamente le indicazioni che sono riportate di seguito.

  1. Classificazione difficoltà del percorso: DIFFICILE
  2. Attrezzatura: CALZATURE DA MONTAGNA E RACCHETTE
  3. Preparazione richiesta: MOLTO BUONA – PASSO SICURO
  4. Livello difficoltà Tecnica: 2 di 3
  5. Classificazione sentieri: SAC 1 – 2 – 3 CAI “EE”
  6. Durata prevista: h 6:30 compresa sosta 20 minuti
  7. Andatura media: 2,5 km/h (con svariate fermate)
  8. Lunghezza percorso: 16,2 km
  9. Abbigliamento: Stagionale, Dotazione Cambio, Protezioni Antipioggia
  10. Dati indicativi: dislivello +760 m -754 m Altitudine Max 1018 m s.l.m Min 356 m s.l.m

Partenza

San Pellegrino Terme – Parcheggio ???? Piazza Rosmini, Ponte Cavour, Via Monte Zucco, Via Baroni, Frasnito, Falecchio, Botta, Vetta, Grotte del Sogno, Val Bojone, Sussia.

Rientro

Sussia, Vettarola, Cà Boffelli, Alino, Via Torre, Via Caffi, Via F.lli Calvi, Via B. Tasso, Ponte Umberto I, Piazza Granelli, San Pellegrino Terme Parcheggio ???? Piazza Rosmini

La Mappa Interattiva del Percorso

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