
“Nei borghi non ci sono centri commerciali… c’è solo l’anima.”
Fabrizio Caramagna – scrittore e aforista
Oneta, piccola frazione di San Giovanni Bianco in Val Brembana, conserva ancora oggi l’aspetto di un borgo medievale intatto. Le sue origini risalgono almeno al XIV secolo, ma la presenza di nuclei abitati è probabile già in epoca tardoantica, quando la valle fu interessata dalle invasioni barbariche.
Passeggiando tra le viuzze strette, le case in pietra, i porticati e i balconi in legno intagliato, si respira un’atmosfera che rimanda direttamente ai secoli passati. Uno degli edifici più importanti è l’antico Palazzo Grataroli, residenza della famiglia che da Oneta si trasferì a Venezia arricchendosi con i commerci.
Nel Quattrocento il palazzo fu ampliato e ornato come segno della potenza raggiunta, e oggi ospita il Museo di Arlecchino, dedicato alla celebre maschera della Commedia dell’Arte. Poco distante si trova la Chiesetta del Carmine, edificata nel XV secolo, con torre campanaria originale e affreschi di pregio, tra cui alcuni attribuiti a Carlo Ceresa, pittore bergamasco del Seicento.
Nel Medioevo Oneta apparteneva alla Pieve di Dossena. La sua storia fu segnata dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini che interessarono tutta la Val Brembana, fino all’arrivo della Repubblica di Venezia, che dal 1428 portò maggiore stabilità. Con il dominio veneto crebbero i traffici lungo la “Via Mercatorum”, antico collegamento tra Bergamo e la Valtellina. Tuttavia, con l’apertura della strada Priula nel 1562 nel fondovalle, Oneta perse gradualmente importanza economica e demografica.
Il borgo è ricordato anche per il legame con la figura di Arlecchino. La tradizione fa risalire la maschera ai contadini della valle, detti “Zanni”, che lavoravano come servitori per i ricchi veneziani.
Dalla fusione tra questa realtà e le esperienze della famiglia Grataroli nacque la figura di Arlecchino: rozzo e astuto, ma anche ingenuo e comico, divenuto poi simbolo universale della Commedia dell’Arte.
Oggi Oneta è parte del polo culturale “Mercatorum e Priula – Vie di migranti, artisti, dei Tasso e di Arlecchino”, che valorizza la storia della valle e le sue testimonianze architettoniche e artistiche.
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