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La Porta del Morto (BG)

Salendo lungo “Via Rocca” o “Alla Rocca” in Città Alta a Bergamo, dopo pochi metri sul lato destro della strada si trova un antico edificio, con una serie di porte sormontate da archi, tutte vicine tra loro.

Questo antico palazzo ospitava fin dal XIV secolo il Consorzio della Misericordia – MIA che si prendeva cura di poveri, malati, religiosi e bisognosi. È presumibile che in quei portoni avessero sede anche artigiani maniscalchi, fabbri o botteghe commerciali.

Osservando con attenzione la facciata dell’edificio si nota che la terza e la quinta porta sono molto più strette delle altre e sono state murate. Queste infatti erano le “Porte del morto”, elemento abbastanza comune nelle case medievali, soprattutto in città come Bergamo o in Toscana e in Umbria. Queste porte erano collocate più in alto rispetto al livello stradale e non erano da considerare come accessi alle abitazioni.

Il nome “Porta del Morto” deriva dall’antica usanza di non fare passare la bara di una persona morta dalla porta principale di entrata, ma di aprirne un’altra apposita più stretta da utilizzare SOLO per il transito in uscita del defunto. Una volta passato il defunto, la porta doveva essere immediatamente murata, poiché attraversarla da vivi era considerato di pessimo auspicio, poiché chiunque vi fosse passato, anche per errore, veniva considerato come già morto dalla sua famiglia. Quindi NON APRITE LA PORTA DEL MORTO!

Un esempio famoso di questa tradizione è Santa Chiara, che per seguire San Francesco d’Assisi uscì proprio dalla “Porta del morto”, proprio come aveva fatto San Francesco lasciando la casa paterna. Forse, questo gesto simboleggiava il distacco dalle cose terrene per abbracciare una vita spirituale.

Esiste anche una spiegazione più razionale e pratica: gli spazi interni delle case e delle relative botteghe erano angusti, con scale ripide dove era difficile fare girare una bara posta in orizzontale, per cui si apriva direttamente un’apertura in corrispondenza della scala di una larghezza appena sufficiente al transito della bara, senza preoccuparsi di raggiungere la soglia della strada.

Un’altra “Porta del morto” si trova in via Solata, vicino alla torre della chiesa di San Pancrazio. Secondo alcuni studiosi, l’origine di queste porte risale agli Etruschi. Nelle loro tombe, infatti, spesso si trovavano “finte porte”, dipinte per simboleggiare il passaggio delle anime dei defunti, un passaggio che, naturalmente, restava inaccessibile ai vivi.

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