
“Le fortezze si costruiscono con le pietre della paura.”
Fernando Pessoa, poeta, scrittore, aforista e traduttore (1888-1935)
La Scaletta della Noca è un antico percorso pedonale che collega Via San Tomaso, nei pressi dell’Accademia Carrara, con la Porta di Sant’Agostino, lungo il versante orientale di Città Alta, a Bergamo.
Il toponimo “Noca” presenta un’origine incerta: secondo alcune ipotesi potrebbe riferirsi a un rialzo artificiale realizzato durante la costruzione delle fortificazioni veneziane; un’altra possibilità rimanda al termine medievale “Nauca”, documentato già nell’XI secolo.
Il tracciato si sviluppa per circa 260 metri e comprende 28 gradini, con un dislivello complessivo di 29 metri. La presenza dei gradini attenua la pendenza naturale del pendio, ma la salita rimane comunque impegnativa, soprattutto nel tratto centrale, dove il percorso si fa più continuo e regolare.
All’imbocco inferiore della scaletta, nei pressi di Piazza Giacomo Carrara, è collocata una lapide in pietra recante l’incisione “Non Latius”, espressione latina traducibile come “Non oltre”.
L’iscrizione è collegata alla costruzione delle Mura Venete, realizzate dalla Repubblica di Venezia tra il 1561 e il 1588. Le mura, che raggiungono un’altezza massima di 20,88 metri, erano dotate di cinque porte principali, 32 garitte e numerose postazioni difensive.
Durante l’età moderna, attorno al perimetro fortificato fu istituita una fascia di rispetto inedificabile, destinata a garantire la sicurezza del sistema difensivo. La scritta “Non Latius” indicava il limite oltre il quale non era consentito costruire. La lapide della Scaletta della Noca rappresenta oggi una delle rare testimonianze materiali di questa normativa.
Il percorso conserva quindi un diretto legame con la storia militare e urbanistica della città, inserendosi nel contesto delle trasformazioni avvenute a Bergamo nel corso dell’età moderna.
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