
“I fossili sono chiavi per comprendere il passato e finestre sul futuro.”
Donald Johanson
La contrada rurale di Vettarola, frazione di San Pellegrino Terme (BG), si trova a 979 metri di altitudine, immersa nel sole e affacciata sulle montagne della media Val Brembana. Sorge sul versante sud del Monte Molinasco, in un ambiente naturale di straordinaria bellezza.
Nel Cinquecento, la potente famiglia Grataroli, originaria della Val Brembana, possedeva alcune proprietà a Vettarola.
Per raggiungere la frazione si percorre una strada che da Alino passa per Ca’ Boffelli e termina qui, dove partono sentieri panoramici diretti a luoghi come Sussia Alta, ideali per chi ama la natura e la tranquillità.
Un dettaglio caratteristico del borgo è la strada selciata che attraversa la piazzetta e prosegue sotto un sottopasso ricavato in una vecchia casa colonica.
Fu proprio nei dintorni di Vettarola, nel 1902, che Antonio Baroni, guida alpina di Sussia, durante una passeggiata notò un sasso insolito. Compreso che si trattava di una scoperta importante, lo consegnò a Don Enrico Caffi, naturalista di San Pellegrino Terme e futuro direttore del Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo.
Il sasso si rivelò un fossile eccezionale: un pesce osseo estinto lungo cinque centimetri, vissuto nel Triassico superiore circa 210 milioni di anni fa. Il fossile venne chiamato “Pholidophorus Caffi” in onore del naturalista e oggi è conservato al Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo.
Oggi, Vettarola è un simbolo di storia e tradizione, raccontata anche attraverso i suoi abitanti. Tra questi, una donna longeva nata nel 1923 a Cerro di Val Brembilla e residente qui dal 1947, testimone di un luogo dove passato e presente si incontrano in armonia.
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