
“I fossili sono chiavi per comprendere il passato e finestre sul futuro.”
Donald Johanson, paleoantropologo (1943)
La contrada rurale di Vettarola, frazione di San Pellegrino Terme (BG), si trova a 979 metri di altitudine sul versante meridionale del Monte Molinasco, nella media Val Brembana. Il borgo occupa una posizione soleggiata e conserva una struttura insediativa tipica della montagna bergamasca.
Nel XVI secolo la famiglia Grataroli, originaria della valle, possedeva beni anche a Vettarola, segno della presenza di interessi fondiari locali nel periodo della dominazione veneta. L’accesso alla contrada avviene salendo da San Pellegrino Terme verso la località di Alino e passando per Ca’ Boffelli, lungo un tracciato che ancora oggi segue il collegamento storico tra i nuclei della zona.
All’interno del borgo si conserva una strada selciata che attraversa la piazzetta e prosegue sotto un passaggio ricavato in un edificio rurale, elemento che testimonia l’organizzazione funzionale degli spazi abitativi.
Nel 1902, nei pressi dell’abitato, Antonio Baroni, guida alpina originaria di Sussia, individuò un reperto litico di particolare interesse. Il ritrovamento fu consegnato a don Enrico Caffi, naturalista di San Pellegrino Terme e in seguito direttore del Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo.
Il reperto risultò essere un fossile di pesce osseo estinto, lungo circa cinque centimetri, appartenente al genere Pholidophorus e risalente al Triassico superiore, circa 210 milioni di anni fa. La specie fu denominata Pholidophorus Caffi in onore dello studioso, ed è oggi conservata presso il museo cittadino.
Accanto a queste testimonianze, Vettarola è anche luogo di origine dello scultore Alessandro Verdi, artista riconosciuto a livello internazionale. Tra le sue opere si ricordano la statua bronzea di papa Giovanni XXIII nel Duomo di Bergamo e un ulteriore monumento dedicato allo stesso pontefice nel centro di San Pellegrino Terme.
La sua figura rappresenta un legame diretto con la contrada: un talento che nasce nelle radici della montagna e porta lontano il nome di questi luoghi, in un intreccio di tempi che attraversa i secoli e giunge fino ad oggi.
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