
“Chi ignora la storia è come un cieco che cammina senza bastone.”
Guglielmo di Malmesbury
La contrada “Grabbia” è un’antica frazione di San Giovanni Bianco, in provincia di Bergamo, situata lungo la strada che conduce a San Pietro d’Orzio. Le sue origini affondano nei secoli passati: già citata in un documento del XVII secolo, la Grabbia viene ricordata come dimora del pittore Carlo Ceresa (1609-1679), figura di spicco del Seicento lombardo.
Nato a San Giovanni Bianco, Ceresa si formò probabilmente presso la bottega bergamasca di Daniele Crespi, anche se non vi sono prove documentali certe.
Nel 1636 sposò Caterina Zignoni, figlia di Giuseppe Zignoni, notabile locale e discendente di Vistallo Zignoni, capitano al servizio dei Gonzaga, noto per aver donato una reliquia della Sacra Spina alla chiesa parrocchiale del paese. La coppia si stabilì nella grande casa con portici nella contrada “Grabbia”, proprietà del suocero.
Gli Zignoni erano una delle famiglie più influenti della zona. Il ramo residente alla Grabbia era dedito all’agricoltura e al commercio cerealicolo, mentre quello della “Roncaglia Fuori”, attivo già nel XV secolo, si era specializzato nella produzione di strumenti agricoli e manufatti in ferro battuto, presumibilmente sfruttando le acque del fiume Brembo per alimentare magli e mulini.
La casa della Grabbia rappresentava non solo una residenza familiare, ma anche un luogo di lavoro: qui Ceresa ricevette le prime importanti committenze, molte delle quali destinate a chiese e confraternite della Val Brembana.
Tuttavia, l’incremento della sua fama lo portò a trasferirsi stabilmente a Bergamo, dove aprì una bottega nella parrocchia di Sant’Alessandro della Croce, contribuendo allo sviluppo della pittura sacra post-tridentina in Lombardia.
Morì nel 1679, lasciando un ingente patrimonio, testimonianza del successo raggiunto. Caterina lo seguì nella morte pochi mesi dopo. La loro unione, radicata nella Grabbia, segnò una stagione d’intensa vitalità culturale e spirituale per San Giovanni Bianco.
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