“I ponti non sono fatti per fermarsi a metà strada, ma per raggiungere l’altra sponda”
Joe Pedes
Nel punto d’incontro tra il Brembo e l’Imagna, sul promontorio al centro tra i due fiumi, ci sono edifici e resti storici di rilevante valore. Siamo nel Borgo di origine romanica di Clanezzo che con Ubiale forma il comune di Ubiale Clanezzo (BG).



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Nelle gallerie fotografiche precedenti, partendo dall’alto in senso orario: 1 Vista località Porto a Clanezzo, 2 Portico ad arco dove in origine veniva ricoverato il traghetto, 3 Ponte Sospeso, 4 La Torre del Porto, 5 Porto e Ponte sospeso sul fiume Brembo.
Il “Porto”
Dal centro di Clanezzo, tramite una strada acciottolata a gradini, si scende verso il fiume Brembo.
Nella località “Porto”, a partire dall’anno 1614, prese servizio il traghetto che consentiva il collegamento con la sponda sinistra del Brembo per il trasporto di persone e merci.
Un tempo il traffico commerciale transitava prevalentemente sulla proprio su questa sponda, perciò oltre al servizio di traghetto, all’altezza di Villa d’Almè, fu costruito nel 1500 un edificio detto “Casino” o “Stalù”, con funzione di Stalla e Magazzino.
Qui sostavano i carriaggi commerciali che percorrevano la strada di Valle Brembana, si stoccavano le merci provenienti da Clanezzo o dirette a Clanezzo e c’era una taverna per rifocillare i viandanti e i mercanti di passaggio.
In località “Porto”, quella che si vede oggi era originariamente la casa del barcaiolo che traghettava merci e persone lungo le due sponde del Brembo, in collegamento tra la Valle Imagna e la Val Brembana verso Villa d’Almè e Bergamo.
Il traghetto funzionò fino alla fine del 1800, quando a causa di una piena devastante del Brembo andò distrutto e quindi cessò l’attività.
Oggi è difficile immaginare la furia di questo fiume durante le piene, ma bisogna pensare che ai tempi non c’erano grosse intercettazioni d’acqua o dighe che rallentassero il flusso dell’acqua.

La casa Torre del “Porto”, era il ricovero del traghetto e nel corso degli anni servì come casa del barcaiolo, del “Gabelliere” poi adibita a Osteria e abitazione privata.
Oggi, dopo anni di abbandono, l’edificio è completamente ristrutturato ed è sede del bar “La Gabela” e del B&B “Il Porto”.
La Storia del Porto
Per andare a Clanezzo col traghetto si doveva pagare un pedaggio riscosso da un custode, che risiedeva nell’edificio del Porto.
Un atto del 1686, cita un tal Carlo Colnago “…portinaro al ponte di Clanezzo della Brembilla Vecchia…” che doveva provvedere alla riscossione del tributo (Gabella).
Come detto in precedenza nel 1800 la piena del Brembo distrusse il traghetto, causando l’abbandono definitivo di questo mezzo di trasporto.
In sostituzione Vincenzo Beltrami, allora proprietario del Castello di Clanezzo, costruì nel 1878 un ponte sospeso con funi di stile tibetano, lungo 75 metri.
Denominato “Ponte che Balla” collega tutt’ora le due sponde e recentemente la Regione Lombardia ha contribuito al restauro.
La Chiesa e il Castello






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Nella galleria fotografica precedente, partendo dall’alto in senso orario: 1 Pietra Miliare verso Clanezzo, 2 Chiesa di San Gottardo, 3 Fronte della Chiesa, 4 Ex Corte del Castello oggi Albergo, 5 Vista laterale Ex Castello, 6 Torre del Castello.
Il Ponte di Attone
Tra le forre sopra il corso del torrente Imagna, prima della confluenza nel del Brembo, si trova il ponte medievale di Attone (anno 975). Costruito in pietra con un solo arco, è un’importante opera architettonica e ambientale. Per secoli, questo ponte rappresentava l’unica via di accesso alla Valle Brembana, essenziale per i collegamenti commerciali con l’oltralpe. Da qui, si poteva raggiungere il Passo San Marco e, attraverso la Valtellina, i Grigioni.

Una mulattiera selciata dalla località “Castello“, dove si trova la Rocca di Clanezzo, conduce al ponte di Attone attraversando la boscaglia. Il ponte è ben conservato e nella parte centrale, i pilastri a merli testimoniano, attraverso i cardini ancora esistenti, l’esistenza di cancelli che un tempo chiudevano il passaggio.
La Dogana
Un’antica Torre di guardia (XIII secolo) o “Dogana”, dove il custode riscuoteva il pedaggio, sottolinea l’importanza storica del luogo. Questa Torre, con la sua struttura caratteristica, in origine sorgeva isolata.
Successivamente l’abitazione del doganiere, con una struttura a logge lignee, affiancò la massiccia torre quadrata della “Dogana”. Attualmente l’intero edificio è disabitato ed in stato di abbandono da anni.





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Nella galleria fotografica precedente, partendo dall’alto in senso orario: 1 Ponte di Attone, 2 Salita verso Clanezzo dal Ponte di Attone, 3 Torre Dogana, 4 Dettaglio balconata lignea dell’abitazione della Dogana, 5 Dogana dal Ponte – Cardini di un antico Cancello sulle merlature.
La “Fucina del Diavolo”
“Meglio regnare all’inferno che servire in paradiso.”
John Milton





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Nella galleria fotografica precedente, partendo dall’alto in senso orario: 1 Interno Abitazione locale cucina presso Fucina con Maglio Clanezzo, 2 Dettaglio Interno Cucina, 3 Facciata Principale della Fucina Con Maglio, 4 Interno Fucina vandalizzata e in rovina con resti di una Mola, 5 Interno Fucina con Resti vandalizzati del Maglio.
Le Origini, la Storia e l’Abbandono
La popolazione locale ribattezzò l’antico “Maglio di Clanezzo” con il nome di “Fucina del Diavolo” per via dei riflessi infernali all’interno della fucina, dalle pareti annerite dalla fuliggine e per il fragore del maglio che batteva ritmicamente sul metallo.
Il maglio, che con la sua fucina ha origini antichissime documentate già dall’anno 430, in origine forgiava armi destinate alla Serenissima Repubblica di Venezia.
In anni più recenti mutò la propria produzione in utensili per l’agricoltura come vanghe, badili etc.
La produzione e l’attività della fucina continuarono fino alla metà degli anni 1980.
In seguito alla cessazione delle attività il degrado ed il vandalismo si impadronirono delle attrezzature e dello stesso edificio che oggi è in completa rovina ed abbandono.
Tutti i tentativi sin qui attuati per preservare questa importante realtà storica non hanno sortito effetto. Il Comune afferma di non poter intervenire in quanto la proprietà dell’immobile è privata.
Il privato, a quanto sembra, aspetta solo che tutto crolli, forse per costruirvi altro.
Ancora oggi avvicinandosi ai resti della Fucina si può sentire l’odore acre del carbone e della fuliggine. Il Maglio funzionava intercettando l’acqua del torrente Imagna che scorreva vicino all’edificio sul lato orografico sinistro.
Documentazione Fotografica Storica
Grazie alla documentazione fotografica conservata dal “Museo delle Storie di Bergamo, Archivio Fotografico Sestini” è oggi possibile ripercorrere la storia del Maglio di Clanezzo nel corso degli anni compresi tra il 1960 e il 2000.
Gli scatti di grandi artisti contemporanei, fotoreporter come Pepi Merisio (1931 -2021), Pier Achille Terzi detto Tito (1936 – 2010) e altri hanno reso possibile documentare in un’ampia raccolta la memoria del “Maglio di Clanezzo”.
Questi grandi fotografi hanno riprodotto nelle loro opere autentiche pagine di storia che diversamente oggi non esisterebbero più.
Per questo motivo si è ritenuto doveroso aggiungere di seguito il link diretto per visionare queste imperdibili testimonianze artistiche (Copyright Fondazione Sestini).
Il Percorso Escursionistico
La Mappa
La mappa integrale del percorso comprende alcuni tratti che non sono citati nel presente articolo, comunque interessanti da visitare, come il Belvedere di Clanezzo o la Centrale Idroelettrica che si trova lungo il percorso per arrivare alla “Fucina del Diavolo”.

Il Tracciato
ANDATA
- Almè – Parcheggio Viale Olimpia
- Ciclovia Valle Brembana ex FVB – Ferrovia Valle Brembana
- Stazione FVB N° 10 Almé
- Falesia del Traliccio
- Località Ventolosa
- Via Fonderia
- Attraversamento Canale Centrale Idroelettrica
- Ponte che Balla
- Clanezzo località Porto
- Castello di Clanezzo
- Casa Torre – Dogana
- Ponte di Attone
- Via Belvedere
- Ex Centrale Idroelettrica di Clanezzo
- Maglio di Clanezzo “Fucina del Diavolo”
RIENTRO
- Via delle Rose
- Località Porto
- Ponte che Balla
- Via Casino Basso
- Casino – Stalù (Carminati Arredamenti)
- Stazione FVB N° 12 Clanezzo – Botta
- Ciclovia Valle Brembana ex FVB
- Stazione FVB N° 10 Almé
- Almè – Parcheggio Viale Olimpia
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Descrizione molto dettagliata e interessante che ti invoglia a visitare seduta stante i luoghi citati! Leggendo queste righe traspare immediatamente la passione che l’autore mette per far conoscere questi paesi della bergamasca. Non vedo l’ora esca il prossimo! A presto
Grazie per l’attenzione cercherò di soddisfare al meglio le tue aspettative.