
“La chiesa è il luogo dove l’arte diventa rito e il rito diventa storia.”
Cesare Brandi (storico e critico d’arte)
La chiesa parrocchiale di Santa Brigida si trova nell’omonimo comune della Val Brembana, in provincia di Bergamo, ed è dedicata a Santa Brigida Vergine. L’attuale edificio venne costruito tra il 1920 e il 1925 su progetto dell’ingegnere bergamasco Luigi Angelini, in uno stile eclettico che unisce elementi tradizionali e moderni.
L’opera fu resa possibile dal sostegno economico della popolazione locale, che partecipò generosamente alle spese.
La decorazione interna fu affidata a noti artisti. La volta del presbiterio venne affrescata dai pittori Luigi e Romualdo Locatelli, mentre nel 1946 la navata fu ornata da opere di Marigliani e Taragni. Il campanile, realizzato tra il 1930 e il 1935, fu completato nel 1939 con otto campane, divenute un segno distintivo della comunità.
Molti arredi provengono dall’antica parrocchiale, a testimonianza della continuità con la tradizione. L’altare maggiore ospita un’ancona lignea dorata di epoca barocca, finemente scolpita, con le statue di San Gottardo, Santa Brigida, il Redentore e l’Ecce Homo, sormontate da Dio Padre circondato da angeli.
Dal XVII secolo giunge il pulpito, opera di Francesco Civati di San Pellegrino, mentre la statua lignea di Santa Brigida, scolpita da Eugenio Goglio nel 1889, aggiunge un segno di devozione popolare. L’organo, costruito nel 1858 da Adeodato Bossi, continua a sostenere la liturgia con la sua sonorità solenne.
Tra gli arredi si conserva anche il seggio del celebrante del XVII secolo, attribuito ai fratelli Antonio e Ambrogio Rovelli di Cusio, già nella chiesa di San Lorenzo a Carale. A questo si affiancano il banco dei parati e il seggio presbiterale, realizzati da Giuseppe Regazzoni nel 1938.
In tempi recenti la chiesa è stata arricchita da opere dello scultore Elio Bianco, tra cui la cappella del Battistero, l’altare conciliare e l’ambone, ispirati al rinnovamento liturgico del Concilio Vaticano II, che donano all’edificio un equilibrio tra memoria storica e sensibilità contemporanea.
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