
“Là dove sorge una chiesa, la storia ha già parlato.”
Gianfranco Ravasi
Lungo la strada che unisce Longuelo a Borgo Canale, nel verde incavo tra la valle di Astino e la Conca d’Oro, si trova una piccola chiesa dal nome curioso: San Martino della Pigrizia.
Questo singolare appellativo ha origine dalla zona in cui sorge l’edificio, poco esposta alla luce del sole. Qui, un tempo, i raccolti maturavano più lentamente, dando l’impressione di una natura “pigra”. Per questo motivo, l’area era conosciuta già in epoca medievale come “Ad Pigriziam”, da cui deriva il nome attuale.
Le origini della chiesa risalgono almeno al IX secolo, epoca in cui si presume esistesse un piccolo oratorio rurale dedicato a San Martino, vescovo di Tours. Nel corso dei secoli, l’edificio fu più volte rimaneggiato: nel XIII secolo fu ampliato e inglobato in una piccola struttura conventuale, oggi scomparsa.
Durante il Seicento subì restauri strutturali e decorativi, mentre l’aspetto attuale si deve in gran parte agli interventi effettuati tra il XIX e il XX secolo, che ne conservarono le linee semplici e sobrie.
La facciata è essenziale, con un portale in bronzo su cui sono raffigurati San Martino e la Madonna della Purità. Una lunetta ad arco corona l’ingresso con discreta eleganza. Sul lato destro si apre un secondo accesso, raggiungibile tramite una breve scalinata in pietra; anche qui, una porta in bronzo narra in rilievo la storia della chiesa e della sua comunità.
L’interno presenta una navata unica, rettangolare, divisa in tre campate da due archi in muratura che sorreggono il tetto a vista. Il presbiterio, coperto da una volta a botte, custodisce alcune opere sacre: una Madonna con Bambino e i santi Martino, Giovanni Battista, Carlo Borromeo e Antonio da Padova.
Un piccolo luogo di fede che racconta secoli di devozione e vita rurale bergamasca.
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