
“I luoghi abbandonati conservano il respiro di chi li ha vissuti.”
Luigi Pirandello
Mulera è una frazione di San Giovanni Bianco, nella montagna bergamasca, situata a 705 metri sul livello del mare. Con i suoi 34 abitanti, è un borgo ancora vivo e ben curato, che conserva intatto il suo fascino. Poco distante, si trova una piccola contrada che, tra rovine e segni di recupero, racconta una storia di trasformazione.
All’ingresso della contrada si erge una santella mariana restaurata, che riporta l’indulgenza dell’allora vescovo Guidani e la data 1881.
Questo dettaglio lascia supporre che molti edifici della contrada risalgano a quel periodo. Poco oltre, si trovano un grande casale in rovina, ormai privo del tetto e inghiottito dalla vegetazione, e alcune case disabitate che completano il quadro di abbandono.
Tuttavia, non tutto è perduto: accanto alle rovine sorgono una vecchia stalla e un casolare ristrutturati con cura, decorati con fiori, a testimonianza di un interesse concreto per la valorizzazione del luogo.
Questa contrada, pur segnata dal tempo, rappresenta un capitolo diverso rispetto al borgo di Mulera, che è ancora abitato e ben mantenuto dai suoi residenti. La presenza di edifici ristrutturati nella contrada mostra come, nonostante l’abbandono prevalente, ci sia ancora spazio per un
Non vi sono documenti o testimonianze che approfondiscano la storia delle famiglie che un tempo vivevano qui, ma passeggiare tra le rovine e le case recuperate evoca un senso di connessione con il passato. È un luogo che sussurra storie di vite trascorse tra questi pendii, mentre il contrasto tra le rovine e gli edifici ristrutturati invita a riflettere sulla trasformazione e la memoria.
Mulera, con il suo borgo vivo e la contrada in bilico tra passato e futuro, rappresenta uno dei tanti angoli della montagna bergamasca dove la storia resiste, anche tra i silenzi.
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