
“Le pietre sono come le parole: alcune pesano, altre costruiscono.”
Léon Bloy
Capatelli è una piccola frazione di San Giovanni Bianco, in Val Brembana, situata a 544 metri di altitudine su un pianoro soleggiato lungo la strada che porta alla Pianca. Oggi conta circa 120 abitanti e 38 edifici, molti dei quali risalgono a epoche diverse e testimoniano un passato agricolo e artigiano.
Il toponimo ha origini incerte: forse da “Campo Tillio”, antica area coltivata, o da “Cà Patelli”, collegato a un cognome locale. Lo storico Giovanni Maironi da Ponte, nel suo Catalogo dell’Ottocento, lo cita come “Cha Pateglio”, attestandone l’esistenza già in epoca preunitaria.
Capatelli non ha mai avuto una chiesa propria: i suoi abitanti si sono sempre rivolti alla parrocchia di San Giovanni Bianco, ma anticamente non mancavano altarini e luoghi di devozione domestica. Il borgo era caratterizzato da un forte senso comunitario, con stalle comuni, aie condivise e celebrazioni legate al ciclo agricolo e religioso.
Tra Ottocento e primo Novecento, molte famiglie vissero anche di emigrazione stagionale, soprattutto verso la Svizzera e la pianura lombarda, dove si impiegarono come muratori o scalpellini, forti della tradizione nella lavorazione della pietra locale.
Le abitazioni conservano i tratti tipici dell’architettura rurale bergamasca: case in pietra con loggiati in legno, alcuni tetti in piöde e architravi incisi.
Famiglie come i Patelli, i Rota, i Milesi, gli Zambianchi e i Gamba hanno segnato la storia del borgo, tramandando saperi e legami con la terra.
Oggi Capatelli conserva il fascino di un tempo: un luogo silenzioso, autentico, immerso nella natura, frequentato da escursionisti e villeggianti in cerca di quiete e radici. Un piccolo borgo che racconta, con semplicità, la lunga storia della montagna bergamasca.
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